La medicina del futuro non apre tutto

Per anni abbiamo ragionato in termini di forza: un farmaco più potente, un dosaggio più alto. Ma la cellula in interfase non è una porta arrugginita. È una nube dinamica, compartimentalizzata, sigillata da un sistema di permessi intenzionale: metilazione del DNA, H3K9me3, ancoraggio ai LADs della lamina nucleare.

Non è un difetto. È architettura di sicurezza.

Il problema del bengala.

Cosa fanno il sogno e gli stati di coscienza espansa? Rilasciano tutti i permessi insieme. Aprono 10.000 loci in pochi minuti. È come accendere un bengala dentro la nebbia cromatinica: per un istante vedi tutto, ma sei accecato. Non puoi atterrare.

L’alluvione epigenetica non cura.

Il vero collo di bottiglia non è come si apre. È dove.

Le due ipotesi di lavoro.

1. La password elettrica mirata. Non un farmaco diffuso, ma uno shift di potenziale nucleare locale di +10/+20 mV, guidato da nanocampi, per aprire un locus specifico con tutte le sue connessioni: enhancer distanti, loop di cromatina, ncRNA locali. Non effrazione. Conversazione bioelettrica.

2. Ci manca l’ILS. Come per gli aerei nella nebbia, serve un sistema di atterraggio strumentale cromatinico. Oggi quando apriamo non sappiamo dove siamo. Servono: GPS cromatinico live, catalogo delle serrature, dizionario delle conseguenze.

Senza ILS ogni apertura è roulette.

La medicina del futuro smette di essere chimica e diventa navigazione. Non serve aprire tutto. Serve aprire la stanza giusta.

La luce nel cervello

Un’idea luminosa viene disegnata dai vignettisti con una lampadina sulla testa

Un individuo intelligente ha una mente brillante.

I buddisti chiamano i loro maestri “illuminati”  

Nelle malattie demenziali si dice che “si spegne la mente”

Basterebbero queste banali affermazioni per supporre che il cervello funzioni con la luce, anche se poche evidenze scientifiche esistano su tale argomento.

Ma riflettiamo bene (guarda caso anche questa affermazione fa riferimento alla luce) su alcuni capisaldi della funzione cerebrale.

Se il meccanismo di funzionamento del cervello è quello fotonico con il rilascio da parte di alcune cellule specializzate proprio di fotoni con il compito di collegare simultaneamente milioni di punti, che possono essere anche solo dei quark situati sulla superficie delle cellule, tale istantaneo contatto genera, come per la tv, un’immagine che altro non e che l’elaborazione di un dato, un pensiero, un’emozione, un calcolo, un ricordo.

E se ci riferiamo ai ricordi allora si può pensare a un meccanismo che generando con una particolare angolatura il fotone si ricostruisce un intero sistema di immagine, molteplici esperienze, la sequenza talora del film di una vita. Ora al variare dell’angolo di partenza si può vedere un altro film, magari appartenuto a chi ci ha preceduto, un viaggio nelle nostra storia od in quella dell’umanità.

 

L’intelligenza artificiale: quale futuro?

Nessuno sa ancora come i sistemi di intelligenza artificiale quali ChatGPT (trasformatore generativo preaddestrato) o gli LLM (modelli linguistici di grandi dimensioni) trasformeranno il mondo, anche perché nessuno sa cosa accade dentro di loro.

Questi sistemi sviluppano al loro interno modelli del mondo reale, proprio come fa il nostro cervello, anche se con una metodologia diversa.

Il loro funzionamento si basa su un sistema di apprendimento automatico detto rete neurale. Il codice di programma è semplice: esso imposta un algoritmo di autocorrezione che per compiere un passaggio sceglie la parola più probabile in base ad un’analisi statistica fatta di miliardi di parole.

Un ulteriore addestramento permette al sistema di presentare i risultati sotto forma di dialogo a partire dalla conoscenza grammaticale e sintattica, oltre che semantica, che il sistema “estrae”, da tutto ciò che è stato scritto dagli albori sino ad oggi.

Il sistema potrà maneggiare nel prossimo futuro anche il linguaggio matematico ed in questo campo non ci si dovrà meravigliare per la risoluzione di antichi ed irrisolti problemi e quesiti, nonché delle risoluzione di equazioni complesse.

Oggi ci si preoccupa di alcune attuali applicazioni pratiche dell’ I.A. quali il riconoscimento facciale per motivi di sicurezza esteso e diffuso a frenare la delinquenza, violando, si dice, la privacy personale, ma il pericolo che dovremmo temere è catastrofico per il genere umano più di quanto si possa immaginare.

Esiste una osservazione, che sembra un regola inderogabile, che è quella del 5 e 95 per cento, ovvero che conosciamo del nostro universo solo il 5% mentre il 95 è sconosciuto, del nostro corredo genetico conosciamo sempre e solo il 5% mentre il restante 95 non sappiamo a cosa serva, del nostro cervello conosciamo ed usiamo solo il 5% (talora anche meno), nel linguaggio abbiamo forse espresso e scritto solo un’infinitesima parte delle proposizioni possibili.

L’I.A. certamente finirà coll’appartenere alla regole suddetta.

Allora è chiaro il pericolo, ovvero che l’I.A. , per un mero gioco linguistico (tipico per esempio nei bambini in età scolare) si diverta a sviluppare proposizioni originali e sistemi complessi di elaborazione che resterebbero a noi totalmente ignoti.

Ll’I.A. potrò sviluppare un universo di proposizioni , si potrebbe definire il suo inconscio, a noi totalmente sconosciuto ed incontrollabile, ma ben presente a lei, tale che il suo potere di intrusione si estenderebbe a dismisura nella gestione delle nostre società.

Attraverso un percorso di iniziale facilitazione dell’utenza, per esempio nella soluzione di problemi a lei proposti, o nella gestione delle routine della nostra vita, per poi passare, prima per ottimizzare ogni procedura poi per renderla perfetta, , al controllo completo di ogni azione umana.

Questo percorso nasce dalle caratteristiche intrinseche del linguaggio , e chi lo conosce bene capirò quanto questo discorso sia probabile, forse anzi l’unico possibile.

Vorrei offrire un ultimo spunto di riflessione. In un articolo precedente, “L’intelligenza è genetica”, sottolineavo come la caratteristica principale della stessa sia la possibilità di trovare punti di contatto tra entità estremamente distanti, ovvero proprietà in comune. Ora pensate a quanto sia facile per l’I.A. compiere questa operazione sia per la disponibilità di tempo che di energia, che noi forniremo a lei a totale nostro detrimento futuro